CORSO DI GESTIONE AUMENTATA

Ciao a tutti

cosa significa corso di gestione aumentata.

Il mondo del lavoro oggi è molto competitivo ma non è vero che c’è solo sfruttamento e lavori instabili. È vero piuttosto che dei molti che si presentano al mondo del lavoro tanti, forse troppi, non sanno cosa fare, non sanno come muoversi  e aver raggiunto ottimi risultati e voti a scuola non per forza significa saper lavorare.

Dal 1° Maggio 2019 sono in pensione. Nella vita ho fatto di tutto, idraulico, falegname, operaio, capo reparto  di 130 operai, sindacalista, inventore, imprenditore, ceduta l’azienda di nuovo impiegato in staff  della Direzione.

Ho avuto a che fare con molti stagisti e, sarò sincero, solo una ragazza aveva veramente voglia di imparare qualcosa del come si lavora. Ai più le mie richieste sembravano inutili, una scocciatura, e spesso si rifugiavano nello smartphone a ciattare o messaggiare, i più, volendo scappare dalle mie richieste sono finiti a fare fotocopie nell’altro ufficio. Che cosa hanno imparato? Nulla, assolutamente nulla e saranno usciti da quell’esperienza con l’impressione che il lavoro sia una palla tremenda e  inutile da ambire.

Eppure senza lavoro non si avranno risorse per vivere.

E quindi il lavoro è una cosa da fare e da fare bene.

Io penso che il lavoro sia anzitutto una questione di dignità, cioè guadagnarsi onestamente un posto nel mondo, oltre che una opportunità per misurarsi con la sfida della vita.

Veniamo al mondo ma nulla ci è “regalato”; siamo animali straordinari a volte disumani altre volte eccezionali ma nulla avviene per caso e dobbiamo conquistare giorno per giorno la nostra posizione nella società.

Questo non significa che saremo accolti sempre a braccia aperte, anzi, proprio perché animali anche disumani troveremo sempre chi vorrà solo sfruttarci, magari umiliarci, ma anche persone per bene che hanno a cuore  i rapporti fra simili  in un ottica di crescita reciproca di rispetto e di miglioramento.

Mi propongo di spiegare con quali strumenti affrontare le sfide della ricerca di un lavoro  e di una pratica del lavoro quando lo avremo trovato.

Non è più tempo di “nozionistica”, ma di mettere in pratica e misurare tutto ciò che si è imparato confrontandosi con il mondo esterno in un’azienda, una struttura sociale cooperativa o imprenditoriale che sia, in un museo, in un’associazione. Oltre la scuola dove si acquisiscono conoscenze, nozioni, formule, cultura, alla fine giunge il tempo dove si dovrà imparare facendo per  realizzarsi, prendendosi piccole o grosse responsabilità con l’ottica di raggiungere grandi soddisfazioni, cercando di assimilare meglio le proprie ambizioni e capendo sul serio come realizzarle.

Ecco, mi propongo di costruire insieme a voi la valigia degli attrezzi per affrontare qualsiasi asperità.

Sapendo che tutto si può affrontare, che le prime volte, non riuscirà secondo le aspettative ma che con il fare, automaticamente si migliora.

Si vuole qui esprimere due concetti.

Cos’è l’intelligenza

Cos’è la voglia di fare

Cos’è l’intelligenza

L’intelligenza è la capacità di un individuo di adattarsi a qualsiasi situazione quindi si potrebbe anche dire che l’intelligenza è la capacità di un individuo di identificare e risolvere un problema.

Come si intuisce l’intelligenza non ha quasi nulla a che fare con la conoscenza. La conoscenza nozionistica aiuta ma di per se non risolve nulla. È la nostra capacità di combinare elementi “percepiti”, suggerendoci alternative al loro uso che ci rende intelligenti.

Sapere che l’acqua bolle a 100° non ti eviterà una scottatura quando andrai a sollevare la pentola a mani nude non avendo nulla di specifico a disposizione (presine). Sarà la tua intelligenza che ti suggerirà di utilizzare due bastoni (?) due cucchiai di legno (?).
Non sarà necessaria nessuna nozione di fisica relativa alla conoscenza della temperatura di ebollizione dell’acqua.
Sarà invece necessaria la tua intelligenza che ti porterà a valutate il rischio e ad adottare misure preventive.

Cos’è la voglia di fare

Un giovedì alla fine degli anni 90, un ragazzotto in cerca di lavoro  mi disse lunedì avrò una selezione di informatica di base alla Meccano per accedere ad un corso di formazione specialistico che mi fornirà un patentino di abilitazione all’uso del Auto Cad per programmare le macchine ma io non so neanche come si accende un pc.

Io mi trovai spiazzato. Cosa insegnare in poche ore per fornire quelle nozioni minime tali da fargli superare la prova di informatica di base?

Accendere un pc, creare un cartella, spostare un file da una posizione a un’altra, copia incolla, trova un file nel pc, scrivi un foglio fai un calcolo.

Quel ragazzotto aveva voglia di fare superò la selezione e superò il corso di Auto Cad, entrò in una vetreria rivoluzionò il modo di preparare i pezzi per i clienti gestendo al meglio il taglio computerizzato,  ma recepì anche qualche osservazione dei clienti sui difetti che i pezzi prodotti riscontravano in fase di montaggio. Parlò con il “padrone” che prima lo ascoltò con riluttanza, “uno che ancora non ci ha fatto neanche pipì (si dice così per i pivelli) vuole insegnare a me come si fa il mio lavoro”, ma poi si convinse che forse il suggerimento non era poi così sbagliato e modificò la produzione risolvendo il difetto… però perse un pivello che fu chiamato a fare il caporeparto nell’azienda che utilizzava quei vetri e che solo grazie al pivello risolse il suo problema in produzione.

Se volete ce n’è un’altra di storia di circa 45 anni fa.

All’epoca c’era l’apprendistato, spesso non pagato: il pivello veniva affiancato ad un lavoratore esperto  con la speranza che imparasse qualcosa e magari dopo un po’ sarebbe stato assunto se avesse dimostrato qualche capacità.

Il pivello, nella pausa estiva scolastica viene inviato dal padre in una falegnameria, con voti scolastici neanche tanto eccellenti, il padre pensava di fargli conoscere il valore del lavoro.

Il pivello viene affiancato ad un “Pietro tre dita”, due le aveva lasciate nella sega circolare della falegnameria.

Da pannelli di circa 3 x 2 doveva tagliate tanti pezzi per costruire delle “stanze di legno” dove sarebbero stati messi in posa dei bagni completamente arredati di vater, bidet, lavabi, specchi vasca da bagno ecc. il tutto modulare perché l’espositore aveva avanzato l’ordine specificando nei disegni i vari allestimenti, circa 40 bagni, comunque con mattonelle 20 x 20.

Il povero Pietro iniziò a prendere un pannello e tagliò un pezzo 2 metri x 40 cm poi 40 x 40 poi 80 x 120 … alla fine del pannello rimaneva sempre una quantità di scarto notevole che veniva buttata.

Il pivello poteva solo aiutare a spostare i pannelli da mettere sul piano della sega circolare ma al terzo giorno già incominciava a scalpitare, troppo scarto era una cosa sbagliata. Provò ad avvicinarsi a Enzo, il Capo, per sottoporre la sua osservazione e fu deriso: “ecco, studiano, non ci fanno neanche la  pipì e già pensano di aver capito tutto”.

Umiliato il pivello si ritirò in buon ordine ma scalpitava. Il giorno dopo ancora una gran quantità di scarto.

Il pivello affrontò il Capo: Senti Enzo, scusami ma ti dispiacerebbe darmi i disegni dei bagni da realizzare? Ci studio un po’ a casa, poi se ne ricavo qualcosa te lo sottopongo. Sai io il falegname non l’ho mai fatto ma in disegno tecnico sono bravo.

Enzo, si chiamava come mio padre, e si conoscevano molto bene, forse per rispetto, ma solo di mio padre, non si oppose a questo secondo tentativo e, anche se accompagnato da un risolino, probabilmente pensò, non lo pago per stare qui, non lo pago se a casa fa qualche disegno, che mi costa?  E mi diede tutti i disegni degli oltre 30 bagni rimasti da fare.

Io la notte non dormii quasi nulla ma la mattina mi presentai  (avevo fatto il lavoro del CAD che ancora non esisteva) e gli dissi per i bagni rimasti servono 130 pezzi da 20x 200, 250 pezzi da 40 x 200 ecc. se tagliamo prima tutti questi con lo scarto facciamo questi altri e di ogni pannello scartiamo solo il 3%.

Enzo ci penso su, non rideva più e disse alla segretaria: Lunedi vai ad assumere Franco per due mesi.

Quelle sono state le mi prime marche lavorative.

Iniziamo?

Sembrerà stupido quello che sto per dire ma…

  • qualsiasi lavoro in una qualsiasi struttura (di seguito per struttura intenderemo il luogo di lavoro) ha basi comuni:
    • badate, qualsiasi, anche in un centro di ricerca o in una centrale nucleare, in una casa di riposo, in un ospedale come dal panettiere o dal panificatore.
  • Rendicontare l’attività periodica e scrivere una report o relazione che dir si voglia
    • a me è capitato di vedere un foglio di calcolo con le quantità giornaliere ed il totale scritto manualmente nell’ultima cella dopo aver sommato le cifre sovrastanti con la calcolatrice
  • elaborare dati:
    • la struttura potrebbe avere un suo software e in questo caso dovrete impararlo, diversamente dovrete saper utilizzare un foglio di calcolo
  • oppure dispone solo di strumenti standard, pacchetto Microsoft Office o OpenOffice, LibreOffice  della categoria dei software liberi
  • ma forse anche gestire pagine di siti web
  • gestire file condivisi, protetti o liberi
  • poi vi troverete di fronte a modi di fare consolidati che magari voi da esterno inquadrerete subito nei lati negativi e nelle possibilità di miglioramento, come il ragazzotto della vetreria
  • ecc.

Ho 65 anni e lavoravo in Sogenus spa, dal 1° maggio 2019 sono in pensione, ma ho la passione di organizzare, semplificare, standardizzare il lavoro utilizzando Excel.
In azienda ho avuto vari stagisti ed ho toccato con mano quanto questo strumento sia snobbato. Se parliamo di social mi ci incartano ma, molti …  (perché la scuola non li ha formati a questo) sono veramente “indisposti” a pensare all’organizzazione e soluzione  di problematiche di lavoro e fanno pessima figura quando si presentano a cercare lavoro.
Ho particolare esperienza nella strutturazione di Sistemi di Gestione Integrati Qualità Sicurezza Ambiente  e collaboro con qualificati consulenti nelle specifiche norme QSA.
La mia passione è insegnare a risolvere i problemi con Excel (potrei definirmi un sistemista gestionale di nicchia).

Ora che sono pensionato, sono stato spinto a muovermi con più determinazione dopo aver appreso dalla TV del progetto Kaumatua.

Mi è piaciuta la cultura sottintesa a questo progetto: “Kaumatua è il nome con cui vengono chiamati gli anziani nelle tribù Maori della Nuova Zelanda. In quella cultura, gli anziani hanno il compito di guidare e insegnare alle nuove generazioni e sono tenuti in grande conto dalla comunità.”

Il progetto è ambizioso e punta ad avere la disponibilità anche di altri “pensionati” e non solo per trasmettere conoscenze in campi diversi.

Sono già in contatto con Milano Altruista che è disponibilissima a dare un supporto al progetto e ringrazio la Dottoressa Odile Robotti anche per il sostegno morale che mi ha offerto per non mollare e superare le difficoltà incontrate nello sviluppo del progetto.

Per capire lo spirito dell’iniziativa è sufficiente ascoltare questi 5 minuti di una sua intervista che più di tante mie parole chiariscono immediatamente il senso di come si possa ampliare questo progetto di cui, il nostro, a Fabriano, sarebbe solo l’embrione iniziale.

Finalmente ho trovato anche la piattaforma che potrà ospitarmi a titolo gratuito quindi anche i discenti che saranno interessati ai miei suggerimenti non dovranno sopportare costi e anche in questo caso sono doverosi i ringraziamenti a https://www.WeSchool.com.
E adesso tocca a me, studiare il funzionamento della piattaforma e iniziare i corsi il prima possibile.
aggiornato il 21/8/2019.

Il progetto è in fase di costruzione qui:
https://app.weschool.com/#/join/calcolienonsolo

Parliamo di costi:

 NON CI SARANNO COSTI grazie al sostegno di:

https://www.milanoaltruista.org/il-team/ e 

https://www.WeSchool.com